prima pagina dell'Osservatore Romano, 4 dicembre 2009
Riapre a Padova la Cappella dell’Arca “Il cuore del Santo”
di UGO SARTORIO*
Milioni di mani torneranno presto a toccare la pietra di marmo verde che ha ricoperto per secoli l’urna con i resti mortali di sant’Antonio. Sfiorandola con un gesto amichevole e silenzioso, mentre le labbra mormorano una preghiera che chiede tutto, anche l’impossibile. Sì, perché da questa sera riapre la Cappella dell’Arca (cioè della tomba), gioiello del pieno Rinascimento italiano e cuore devozionale della basilica del Santo di Padova. Per qualche mese la dimora di Antonio resterà la prospiciente Cappella di San Giacomo nel transetto destro del complesso basilicale, poi tutto sarà come prima, come sempre.
C’è chi cerca risposta alle grandi domande della vita, chi mette ai piedi di Antonio un dolore pesante da portare, chi chiede e chi dice «grazie». Molti con lettere oppure con e-mail (al sito www.carosantantonio.it), un’Arca virtuale che raccoglie queste intercessioni che i frati fanno proprie e girano al potente taumaturgo. Ne cito un paio arrivate da poco: «Guarda la creatura che porto in grembo e fa’ che oggi io non abbia una brutta notizia. Tu sai quanto desideri questo figlio, perciò ti supplico di starmi vicino ». «Glorioso sant’Antonio, tieni unita la nostra famiglia e donami il lavoro con il quale sfamare i miei figli».
Ad Antonio va la gente, padovani e cittadini del mondo, vanno anche i Papi. Come Giovanni XXIII che da patriarca di Venezia frequentò la basilica assiduamente. Mentre Montini, mai nascose l’ammirazione e devozione che nutriva per sant’Antonio, tanto che vi è un legame significativo tra la sua vocazione sacerdotale e la preghiera sulla tomba del Santo. Il fatto fu narrato dallo stesso Paolo VI il 5 giugno 1965: «Tutti noi di famiglia, ma specialmente la mia cara mamma, eravamo molto devoti a sant’Antonio. Insieme a lei arrivai a Padova, per la prima volta, nel mese di agosto del 1913. In quel periodo si era fatta sentire, con maggiore insistenza, la voce del Signore che mi chiamava per la strada del sacerdozio. Ero ancora indeciso e, quando arrivati in basilica sostammo dietro la tomba di sant’Antonio, dopo aver molto pregato mia madre mi disse queste precise parole: “Giovinetto, tu che pensi di seguire l’ardua via del sacerdozio raccomandati molto a questo grande santo: egli ti illumini sulla decisione da prendere, e se questa è la tua vocazione guidi i tuoi passi sulla strada per la quale Dio ti chiama”».
Il breve colpo d’ala del Papa del sorriso, Albino Luciani, fu accompagnato dalla simpatia dei frati della basilica con i quali aveva familiarità. Tra l’altro da patriarca di Venezia collaborò per alcuni anni al «Messaggero di sant’Antonio», la rivista che moltiplica il messaggio del Santo in Italia e nel mondo. Di Giovanni Paolo II molti ricordano la visita, il 12 settembre 1982, alla basilica; anch’egli sostò in preghiera sulla tomba di Antonio, che definì «uomo evangelico».
Ci sono voluti quasi due anni di lavoro e gli sforzi convergenti di molte istituzioni (promossi e coordinati dalla Veneranda Arca di sant’ Antonio) per riportare agli antichi fasti un luogo di culto unico nel suo genere e uno scrigno d’arte di inestimabile valore come la Cappella dell’Arca. Non si è trattato di un’operazione di cosmesi, ma di un intervento strutturale, soprattutto per risanare la muratura esterna minata da pesanti infiltrazioni d’acqua che hanno messo a rischio gli altorilievi del Sansovino, dei Lombardo e di altri maestri del Cinquecento. E a seguire c’è stata la ripulitura dell’interno che è ora un tripudio di luce, di marmi bianchi che scintillano e di infinite tonalità di grigio. Splende così l’arte, nel rispetto della finalità del luogo deputato al manifestarsi della fede, atto che richiede un’atmosfera familiare, pulita e intima. Arte e fede da secoli nello stesso luogo, ora più bello e accogliente. Perché la vera bellezza dischiude alla fede e la fede crea e diffonde bellezza.
Articolo de Il Gazzettino, 4 dice. 2009 Padova, il nuovo miracolo del Santo Restituita all’antico splendore, in due anni di lavoro, la Cappella in Basilica che ospiterà le spoglie del Taumaturgo
È decisamente una sorpresa, quella che attende coloro che stasera a Padova, per il concerto inaugurale, vedranno la Cappella dell’Arca del Santo restaurata, e i quattro milioni di visitatori che ogni anno, da domani in poi, avranno l’opportunità di ammirarla nel corso del loro pellegrinaggio a quella che è una delle basiliche più amate dai fedeli di tutto il mondo: rimossa la giallastra patina del tempo e il nerofumo di miliardi di candele votive, ora lo splendido complesso rinascimentale si presenta con le sue sculture di un bianco abbacinante, sul quale spiccano con grande nettezza le linee delle prospettive entro cui si collocano le rappresentazioni dei miracoli di Sant’Antonio, ma anche le dorature del soffitto, il verde del marmo imperiale con cui è costruito l’altare, il bronzeo delle statue che lo circondano.
Ora la Cappella sembra quasi un’altra: la ripulitura e le nuove luci fanno guizzare i muscoli di San Bartolomeo che Jacopo Sansovino copiò da un dipinto michelangiolesco della Sistina nella "Resurrezione di una ragazza annegata" (1536), o esaltano la costernazione sui volti dei presenti al "Miracolo del cuore dell’usuraio ritrovato in uno scrigno", scolpito da Tullio Lombardo (1525). «E dalle opere restaurate sono riemerse le firme degli autori - spiega il professor Leopoldo Saracini, che ha seguito i lavori assieme al direttore Lamberto Brisighella - tipico segno della modernità degli artisti rinascimentali, contrapposta alla modestia a cui erano tenuti i loro colleghi fino a qualche anno prima».
La Cappella è «il cuore della Basilica, che è il cuore di Padova», hanno sostenuto ieri il rettore padre Enzo Poiana e Gianni Berno, presidente capo della Veneranda Arca del Santo, l’ente che cura la conservazione del patrimonio antoniano e che ha gestito l’"operazione restauro", finanziata per oltre 400mila euro dalla Fondazione CaRiPaRo e per oltre 200mila da Venetian Heritage, ieri rappresentate rispettivamente dal presidente Antonio Finotti e dalla vice-presidente Lesa Marcella. Un cuore che riprenderà a battere a pieno ritmo, però, solo il giorno (non ancora stabilito) in cui nell’Arca verrà riportata l’urna contenente le spoglie del Taumaturgo, ora ospitate nella cappella di San Giacomo.
Ai visitatori però, per il momento, basterà la possibilità di rivedere dopo due anni e sotto nuova luce un gioiello architettonico-scultoreo realizzato in oltre un secolo di lavoro e con l’apporto di molti, diversi artisti, che seppero integrare mirabilmente (e si potrebbe annoverare fra i miracoli del Santo) le loro specificità in una visione complessiva di grande coerenza. Se il progetto della Cappella fu infatti steso alla fine del Quattrocento da Tullio Lombardo e da Andrea Briosco, e i nove altorilievi coi miracoli del Santo presero i settant’anni compresi fra il 1505 e il 1577, l’altare che contiene la tomba di Sant’Antonio venne definito nella forma attuale solo nel 1593-94, da Tiziano Aspetti: ad arricchirlo c’erano sulla balaustra anche quattro statue, poi trasferite sull’altare maggiore della Basilica perché nascondevano ai fedeli l’ostensorio durante l’elevazione, e quindi (secondo le convinzioni dell’epoca) impedivano di ottenere l’indulgenza. «Il Comitato scientifico che ha assistito ai lavori di restauro - ha detto ieri il professor Saracini - ha consigliato di riportarle qui, al loro posto», a fare da contorno alle spoglie del Santo, come i due magnifici candelabri realizzati tra il 6 e ’700 dal veneziano Giovanni Balbi, e poi ricoperti di una patina bronzea nei decenni successivi, per una questione di gusto oppure come misura dissuasiva in funzione anti-ladri.
Ora tutto questo, in soli due anni, è stato riportato allo splendore originario, ma il restauro ha riguardato anche la struttura portante, in particolare il tetto e la muratura esterna interessati da infiltrazioni d’acqua.
A festeggiare l’operazione stasera alle 20.30 sarà un concerto della Cappella Musicale della Basilica, con il Coro di Voci Bianche Cesare Pollini, che eseguiranno brani di Sabbatini, Bernstein, Haendel, Saint-Saëns e Mozart, mentre l’attore Alberto Terrani reciterà una breve pièce dedicata alla storia e al restauro della Cappella. di Sergio Frigo .
Articolo de Il Gazzettino, 4 dicembre Riapre l’Arca, cuore della devozione Il restauro è terminato, ma le spoglie del Taumaturgo saranno traslate successivamente, d’intesa con la Santa Sede
Un restauro splendido, che restituisce «al cuore devozionale del santuario una nuova luce», con un di più "raro", rappresentato dalla realizzazione nei tempi previsti («scrupolosamente rispettati»): venti mesi. Non diversamente si potevano esprimere il rettore della basilica padre Enzo Poiana e il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio Antonio Finotti, presentando in anteprima alla stampa, un’opera grandiosa che verrà ufficialmente inaugurata stasera alle 20,30. Per la traslazione dei resti mortali del Taumaturgo, occorrerà invece attendere un secondo tempo, perché la data dovrà essere concordata con la Santa Sede.
Ma se la Cappella della tomba di frate Antonio è il cuore della basilica, questa, a sua volta, come sottolineato dal presidente capo della Veneranda Arca, Gianni Berno, rappresenta il cuore della città, da cui parte un messaggio di grande valore, con ricchezze di arte, di storia, oltre che, naturalmente, di spiritualità: ricchezze valide non soltanto per Padova, ma per il mondo.
Una grande opera, dunque, resa possibile dal finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e della Venetian Heritage, rappresentata in basilica dalla vicepresidente Lesa Marcello, che ha sottolineato come l’istituzione americana con sedi a New York e a Venezia, abbia avuto particolare soddisfazione nel considerare questo intervento, in aggiunta ai diversi altri (qualificatissimi) operati nel Nordest.
La Cappella dell’Arca del Santo si presenta dunque ora nel suo più autentico splendore, grazie a una serie di lavori sui quali si è soffermato il professor Leopoldo Saracini, presidente dell’Arca addetto, per le sue specifiche competenze, al restauro e alla manutenzione.
L’opera ha preso avvio dal risanamento delle murature, da sempre interessate da infiltrazioni di umidità: la cappella, rivolta a settentrione, ha avuto, fin dal 1300, problemi di conservazione, tanto da richiederne nel 1500 il completo rinnovamento, con la sostituzione delle originali decorazioni "a fresco" coi marmi e i bronzi ancora oggi visibili all’interno. Un altro importantissimo intervento ha riguardato le decorazioni interne e in particolare gli altorilievi in marmo del ciclo realizzato dal Sansovino, dal Lombardo, nonché da altri maestri del tempo, raffiguranti i miracoli dovuti all’intercessione del Santo e la sua vestizione.
Sotto la direzione del professor Lamberto Brisighella, i lavori hanno riguardato il blocco dei processi di solfatazione e la ripulitura dei marmi dagli elementi di deposito stratificati nel tempo.
Il restauro comprendeva anche l’altare contenente l’arca tombale di frate Antonio (progettato nell’attuale forma da Tiziano Aspetti fra il 1593 e il 1594), quindi l’intervento è stato esteso al ricchissimo apparato devozionale della Cappella, a incominciare dai due splendidi candelabri in argento massiccio del veneziano Giovanni Balbi e ad altre suppellettili sacre.
L’ultimo intervento in questo "cuore devozionale" della basilica ha riguardato l’impianto di illuminazione, che, secondo i responsabili dell’operazione, «riesce perfettamente a calibrare la necessità di raccoglimento dei fedeli con quella di piena godibilità del capolavoro di arte e architettura». Giovanni Lugaresi
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Articolo de Il Gazzettino, 4 dicembre 2009 E adesso maquillage per la Madonna Mora Accordo tra l’arcivescovo di Colombo e Poiana: da marzo una reliquia sarà trasferita nello Sri Lanka
(G.Lu.) Per un restauro come quello della Cappella della tomba antoniana, che si è concluso al 99,9 per cento, perché qualche rifinitura sarà data nei prossimi giorni - come annunciato da Gianni Berno - eccone annunciarsene, per così dire, un altro. Riguarda la Cappella della Madonna Mora, attigua all’arca del Santo.
In questo piccolo edificio si venera la statua della Vergine, una espressiva scultura di pietra policroma realizzata alla fine del 1300 da Rinaldino di Puy l’Eveque (meglio noto come "Rinaldino di Francia"), popolarmente chiamata "Madonna mora", forse per la carnagione scura e i capelli neri.
E c’è pure un prezioso tabernacolo, dello stesso secolo, sottoposto ad una «pesante restauro», come sottolinea il professor Saracini, nel 1800. Entrambi questi "pezzi" sono bisognosi di restauro e anche in questo caso ci saranno sponsor per le spese.
Assaggi e puliture sono previsti fra qualche settimana da parte della Cooperativa padovana costruttori, Cassa edile, con la Scuola di formazione che organizza corsi per giovani restauratori, i quali opereranno sotto la direzione dei loro docenti.
Per quel che riguarda la manodopera, dunque, sarà gratuita; le spese per i materiali saranno sostenute dalla Eurocostruzioni. I tempi previsti: entro maggio.
Intanto, sempre ieri, il cardinale Malcom Ranjith, acrivescovo di Colombo (Sri Lanka) ha raggiunto un accordo col rettore Enzo Poiana per portare nella capitale cingalese una reliquia del Taumaturgo. Il viaggio sarà intrapreso il 9 marzo.
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Articolo Corriere del Veneto. 4 dic. 2009 Padova, l’Arca ritrovata (il Corriere del Veneto - pag. 12) Un piano di lavori da seicentomila euro ha salvato un simbolo dell’arte e della devozione Torna a risplendere il cuore della Basilica Due anni di restauri: riportati alla luce i marmi e l’altare con le spoglie del Santo
Torna a risplendere il cuore della Basilica del Santo di Padova: la Cappella dell’Arca che ospita la tomba e il corpo di sant’Antonio. Dopo due anni di restauri, i preziosi marmi dei nove grandi altorilievi che raccontano i miracoli del Santo, «cuore devozionale» della Basilica, potranno essere visitati di nuovo da fedeli e pellegrini (4 milioni di passaggi ogni anno). «Gaude felix Padua», ha detto il rettore dei frati padre Enzo Poiana, citando una delle frasi conservate nella Cappella, per esprimere l’esultanza della città e del mondo nel tornare a fruire di un bene architettonico e spirituale così importante. I bianchi marmi ottenebrati da anni di umidità e incuria rischiavano di sgretolarsi, i fumi delle candele e dell’incenso avevano coperto l’Arca con strati di polvere. Il gioiello del cinquecento padovano è stato salvato grazie all’intervento della Fondazione Cariparo e di Venetian Heritage. Questa sera alle 20.30 l’inaugurazione e la riconsegna ai fedeli. Un restauro lungo e complesso, costato 600 mila euro, 400 mila a carico della Cariparo. «La traslazione del corpo di sant’Antonio, che attualmente si trova di fronte all’Arca, nella Cappella di San Giacomo, avverrà in un secondo momento, i primi mesi del 2010 - ha rivelato padre Poiana - , stiamo aspettando che il Vaticano ci comunichi una data esatta, contiamo sulla presenza del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano. E in quell’occasione il corpo di sant’Antonio resterà esposto al pubblico per due settimane, è dal 1981 che non succedeva».
Gianni Berno, presidente capo della Veneranda Arca di Sant’Antonio (l’ente che si occupa della conservazione e del miglioramento dei beni della Basilica), ha evidenziato il significato dell’intervento, «che restituisce a Padova il cuore di una devozione di respiro internazionale». Oltre ai marmi, sono stati riportati alla luce l’altare che custodisce l’arca tombale di sant’Antonio: grande manufatto elevato su sette gradini, progettato da Tiziano Aspetti. «La magnificenza della Cappella è evidenziata anche da un attento intervento sull’illuminazione - ha detto Berno - che calibra la necessità di raccoglimento con la fruizione di un capolavoro d’arte e di architettura». «Finalmente si possono ammirare l’alta qualità del famoso ciclo di sculture dei miracoli del Santo e di tutti i fregi superiori, dei capitelli e delle vedute finto prospettiche. E anche le sculture in bronzo e i candelieri barocchi in argento del Balbi», ha sottolineato Lesa Marcello, vicepresidente Venetian Heritage (organizzazione no profit per la salvaguadia di Venezia e dei beni della Serenissima, con sedi a New York e Venezia). Il piano di interventi, diretti da Lamberto Brisighella e da Leopoldo Saracini, hanno visto coinvolte l’impresa Ometto e la ditta Sansovino di Venezia. «I primi contatti con la precedente gestione della Veneranda Arca risalgono ancora al 2003 - sostiene Toto Bergamo Rossi, international relation adviser di Venetian Heritage - , l’allora presidente Annachiara Perazzolo Sartori, dopo avere visionato il mio progetto, mi diede piena disponiblità ad attuarlo e a impegnarmi nella raccolta fondi. Proposi quindi a Venetian Heritage e alla Fondazione Cariparo di sostenere l’intervento».
Il professor Saracini ha fatto notare come il restauro abbia riportato nella Cappella dell’Arca gli originali colori di sant’Antonio: il bianco liturgico e il grigio del saio originale dei frati, mentre l’oro del soffitto di Gian Maria Falconetto rappresenta la dimensione dell’eterno. Gli interventi di recupero previsti dalla Veneranda Arca continuano con il restauro della Cappella della Madonna Mora, avviato da poco, che sarà concluso entro sei mesi. Francesca Visentin
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Articolo de Il Mattino, 4 dicembre 2009: Arca del Santo, tesoro restaurato (il Mattino di Padova - pag. 19) Stasera la Cappella riaprirà i battenti al pubblico con un concerto solenne RISPLENDE LA BASILICA I lavori, durati 2 anni, sono costati 600 mila euro A maggio sarà visibile anche la Madonna Mora
La Cappella dell’Arca del Santo restaurata sarà aperta al pubblico, dopo quasi due anni di lavori, questa sera con un evento musicale solenne e affascinante (dalla 20,30 in basilica musiche di Antonio Sabbatini, Leonard Bernstein, Friedrich Haendel, Saint Saens, Mozart).
L’insieme che appare, scostato un drappo rosso, ha la scenografia di un raffinato spettacolo di arte sacra e la forza suggestiva di un’apparizione miracolosa. Un’aura da prodigio avvolge i miracoli di marmo degli altorilievi, ciclo grandioso realizzato dal Sansovino, dai Lombardo e da altri maestri del Cinquecento. Da questo fondale si staccano le statue di bronzo brunito, gli angeli cerofori, i due magnifici candelabri di argento massiccio, fusi tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento, da Giovanni Balbi, un capolavoro dell’oreficeria veneziana. Superano i due metri di altezza, sembrano fiori preziosi, poggiano su basamenti di marmo, uno scolpito da Filippo Parodi, l’altro da Orazio Marinali. L’altare contenente l’arca tombale di Antonio, elevato su sette gradini, fu progettato da Tiziano Aspetti attorno al 1593. Il marmo che riveste la «mensa», è il più prezioso del mondo, marmo verde africano, marmo imperiale. «Nella Cappella dell’Arca - dice il professor Leopoldo Saracini, coordinatore del restauro - abbiamo classificato 42 tipi diversi di marmo. Quello dei 9 altorilievi dei miracoli è marmo apuano». La Cappella dell’Arca brilla di una luce bianca, solare: il soffitto d’oro e avorio, il nero del niello, il candore accecante della pietra, una gamma di grigi vestono questo capolavoro della più raffinata eleganza rinascimentale che ha una sua simbologia: il bianco è il colore di Sant’Antonio, il grigio quello originale del saio francescano, i frati bigi. Saracini ricorda che il cuore vocazionale della basilica con la tomba del taumaturgo era affrescato con i vividi colori del pennello trecentesco di Stefano da Ferrara: ma l’umidità di risalita, la polvere, i vapori d’incenso, il fumo delle candele avevano trasformato i dipinti in una nuvola di fantasmi colorati. E’ gotica e quindi caleidoscopica anche la cappella di San Felice che si apre di fronte dove si trovano ora le reliquie di Antonio che saranno ricollocate nell’altare originario restaurato entro il 2010. Il capolavoro dell’altare dell’Arca è stato prodotto con successivi interventi durati quasi un secolo da una squadra di artisti famosi e di abili scalpellini, di provetti gioiellieri. Poi quattro secoli in balia dell’umidità sempre in agguato sulla parete nord, dei fumi delle candele, del contatto con 4 milioni di pellegrini. Ieri, a questa prima epifania d’arte riconquistata erano presenti padre Enzo Poiana, rettore della Comunità dei frati, il presidente capo dell’Arca del Santo, Gianni Berno, Antonio Finotti, presidente della fondazione Cariparo, la contessa Lesa Marcello, vice presidente di Venetian Heritage, il professor Saracini e il direttore dei lavori Lamberto Brisighella e altri membri della Veneranda Arca del Santo. Per tutti la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di mai visto. Il soffitto, corrusco d’oro, opera del Falconetto, è ispirato ai cartoni di Raffaello che si rifà alle decorazioni classiche della Domus aurea. Tra gli sbalzi si legge una frase: «Gaude Padua felix»: «Gioisci, Padova, del tesoro che possiedi». Assume anche rilievo plastico la prospettiva di palazzi padovani che fa da sfondo agli altorilievi; spicca per ognuno il riquadro nero di una porta, quasi un’uscita di sicurezza verso la città o verso il mondo. Il restauro è constato 600 mila euro: 400 mila a carico della Fondazione Cariparo, 200 mila da Venetian Heritage. E’ in corso al Santo un altro restauro, quello dell’antica Madonna Mora, veneratissima, opera di Rinaldino di Francia. Sarà pronta a maggio. Aldo Comello .
Articolo de Il Gazzettino, 5 dicembre 2009 Cappella dell’Arca restituita ai devoti
Alte e solenni risuonano nel tempio antoniano le note del "Te Deum" di Mozart eseguito dalla Cappella Musicale diretta dal maestro Casarin, e quando l’ultima eco si spegne, ecco la meraviglia delle luci che si accendono a magnificare il nuovo volto della Cappella dell’Arca, il cui restauro sa di prodigio, per essere stato portato a termine entro il termine previsto di venti mesi.
Una grande opera, e un evento memorabile, quello dell’inaugurazione di ieri sera con la basilica affollata, le autorità (fra le quali il sottosegretario Elisabetta Alberti Casellati, l’on. De Poli, il prefetto Sodano, il magnifico rettore dell’ateneo Zaccaria, l’assessore comunale Colasio), nonché la famiglia minoritica conventuale e i protagonisti dell’impresa: la Veneranda Arca col presidente capo Berno, la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo col presidente Finotti, Venetian Heritage con la vicepresidente Lesa Marcello; quindi, e ovviamente, il rettore della basilica padre Poiana, nonché il delegato pontificio Francesco Gioia, che ha svolto una riflessione sulla bellezza, sul significato dell’arte nelle cose dello spirito, quindi anche nella basilica antoniana attorno alla Cappella dell’Arca, che da ieri sera è stata resituita appunto - giusta la sottolineatura del Rettore - prima di tutto ai devoti.
Nell’intervallo del concerto, che ha visto protagonista anche il Coro delle voci bianche Pollini diretto da Marina Malavasi, l’attore e regista Alberto Terrani, illustrate le varie fasi del restauro, ha saputo anche trovare parole adatte all’evento, e le ha offerte ai presenti quale «inno alla speranza e alla bontà (perché l’uomo ha bisogno della bontà)», traendole dal Discorso agli invitati che si legge ne "L’idiota" di Dostoevskij" Giovanni Lugaresi
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Qui di seguito alcuni contributi multimediali:
Registrazione completa della serata inaugurale da TeleChiara:
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Estratto video dal TG1 Rai di martedì 1 dicembre 2009, un servizio dedicato all'evento:
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Servizio di Telechiara - PD
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Raccolta di foto non ufficiali con alcuni dettagli dei restauri eseguiti (foto Voltan):